AVVISO


Riapertura al pubblico del Museo della Ceramica della Tuscia e di Palazzo Brugiotti

Dopo la lunga chiusura per l’emergenza sanitaria, il 29 maggio riapre al pubblico il Museo della Ceramica della Tuscia.
Il Museo sarà visitabile dal giovedì alla domenica, dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 15.30 alle 18.30. 
I visitatori, fino ad un massimo di 12 persone, potranno prenotare la fascia oraria preferita per la visita
oppure presentarsi direttamente al Museo ed attendere fuori il proprio turno di ingresso.
Dal 5 giugno ripartono anche le visite al piano nobile di Palazzo Brugiotti, sede della Fondazione Carivit.
Le visite, previste il primo e l’ultimo venerdì del mese alle ore 11 e alle ore 17, si terranno esclusivamente su prenotazione per un massimo di 5 persone,
con ritrovo al Museo della Ceramica della Tuscia sito al piano terra di Palazzo Brugiotti.
La visita al Museo della Ceramica della Tuscia e le visite al piano nobile di Palazzo Brugiotti saranno consentite nel rispetto di tutte le norme ministeriali in materia di contenimento del contagio da Covid19.

L’accesso, contingentato, è subordinato alla misurazione della temperatura con termoscanner e all’obbligo di indossare la mascherina.
Saranno previsti percorsi differenziati per l’entrata e per l’uscita. L’ingresso alle sale sarà regolamentato nel rispetto della distanza fisica prevista per la sicurezza dei visitatori (due metri). Lungo il percorso saranno posizionati dispenser di gel igienizzante.

Per le prenotazioni della visita al Museo e al piano nobile di Palazzo Brugiotti
inviare una mail a museoceramicatuscia@fondazionecarivit.it
oppure telefonare allo 0761.223674 durante l’orario di apertura del Museo (giovedì/domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18.30).


Scarica le istruzioni per la visita in sicurezza
Vedi le misure adottate per il contenimento del contagio

...oltre 380 reperti ceramici

  • Panata

    Viterbo, seconda metà sec. XII – primi anni sec. XIII

    Vaso con orlo indistinto, collo tronco conico, corpo globulare, fondo piano apodo. Beccuccio espanso, attaccato all’orlo; due anse a nastro contrapposte, complanari all’orlo.

    Ceramica di semplice impasto ben depurato di tonalità chiara. Questa forma in terracotta, che si ritrova a Viterbo in più esemplari di varie misure, va definita “panata” secondo la rubrica 147 dello Statuto del 1251, dove il Comune di Viterbo decreta che tale vaso debba essere fatto con due manici, come nel passato.

    Inedita. Ricomposizione di vari frammenti e integrazione dell’ansa e di lacune nel corpo.

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  • Catino

    Viterbo, prima metà sec. XV

    Catino a tesa orizzontale con orlo rilevato, cavetto tronco conico, fondo piano apodo. Maiolica. Impasto rosato. Vetrina all’esterno.

    Disegno in bruno manganese, campiture in verde a rilievo. Entro un medaglione circolare è la raffigurazione di un essere antropomorfo con testa umana su corpo di leone rampante. Presente nel corredo iconografico del vasaio viterbese, la figura è una riproduzione particolarmente incisiva di un essere antropo-zoomorfo tratto dal bestiario medievale.

    Il decoro è completato da bacche e foglie di quercia con goccioloni sulla parete, e da un filo ondulato ed elementi floreali sulla tesa.

    Edito. Bibl.: Luzi, 1991, p. 2006, fig. 9.

    Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico di modeste lacune.

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  • Piatto

    Deruta, prima metà sec. XVI

    Piatto fondo a tesa obliqua con orlo rilevato, cavetto emisferico, piede ad anello con due fori. Maiolica. Impasto di tonalità cromatica media. Invetriato nel verso. Decoro in giallo, arancio, blu e verde. Nel cavetto è rappresentato lo stemma araldico di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, i re cattolici di Spagna che sostennero l’impresa di Cristoforo Colombo.

    Lo scudo difatti, sormontato dalla corona regale, è diviso in quattro parti che riportano gli emblemi di Ferdinando, con i pali e le aquile incoronate, e di Isabella con il leone rampante e il castello. Ai lati si trovano due cornucopie, simbolo di abbondanza, e sotto la rappresentazione del melograno a ricordo della conquista di Granada. Sulla tesa una decorazione a “quartieri”, tipica della produzione derutese, con motivi a embricazioni e fogliami classici.

    Edito. Bibl.: Ravanelli Guidotti, 1992, p. 263, fig. 1, 1992, pp. 28-29; M. Paz Soler Ferrer, 2001, p. 366, scheda n. 92. Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico di modeste lacune.

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  • Boccale

    Alto Lazio, seconda metà sec. XV

    Boccale con orlo indistinto, bocca trilobata, collo svasato, corpo ovoidale, fondo piano e piede a disco; ansa a nastro impostata sotto l’orlo e nella massima espansione. Maiolica. Impasto chiaro. Invetriato all’interno. Disegno in blu cobalto, campiture in bruno manganese, ocra e blu.

    Entro un riquadro doppiamente filettato si trova un busto femminile posto di profilo a sinistra, dalla ricca acconciatura, contornato da elementi vegetali di fiori e foglie.

    Ai lati dell’ansa, che presenta entro bande orizzontali la lettera alfabetica “B” sormontata da un asterisco, sono fasce verticali con decoro a freccia. Sul collo sei piccoli pannelli filettati inquadrano losanghe.

    Inedito. Ricomposto con integrazione e ripristino pittorico di ampie lacune nell’orlo e nel corpo.

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Dove Siamo


Il Museo della Ceramica della Tuscia è ubicato al centro della città, ospitato al piano terra, nei locali di proprietà della Fondazione Carivit, del cinquecentesco Palazzo Brugiotti, splendido esempio di architettura post rinascimentale.
Il Biglietto di Ingresso è GRATUITO.
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